Dal 2005 in Italia il servizio militare obbligatorio è stato sospeso, ma non abolito come comunemente si crede. Ogni anno, infatti, i Comuni devono aggiornare gli elenchi delle liste di leva inserendo i nomi di tutti i cittadini che compiono 17 anni nel corso dell’anno. Le liste sono finalizzate ad un eventuale uso in caso di bisogno. Per il 2026, dunque, devono essere inseriti i nati nel 2009.

L’obiettivo è quello di informare i giovani dell’iscrizione nella lista, mediante pubblicazione degli elenchi nell’albo pretorio dell’ente comunale. Anche se la leva obbligatoria venne sospesa con la legge n. 226 del 2004, esistono casi in cui la sospensione verrebbe meno in quanto, secondo la Costituzione, “il servizio di leva è ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni”.

I casi in cui il servizio obbligatorio è ripristinato sono due: se sia deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’art.78 della Costituzione o se si verifichi una grave crisi internazionale nella quale l’Italia venga direttamente coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza a un’organizzazione internazionale. Ma, in caso di conflitto, i primi a dover essere chiamati alle armi sarebbero, comunque, i diversi corpi armati dello Stato: Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza. Successivamente sarebbero interessati anche i militari che hanno lasciato il servizio effettivo da meno di cinque anni e solo dopo di questi, extrema ratio, verrebbero chiamati anche i cittadini tra i 18 e i 45 anni d’età.

Il “manifesto di leva militare” è, dunque, una pubblicazione formale con cui lo Stato continua ad aggiornare annualmente questi elenchi, ma non implica nessuna azione immediata, ma i registri possono essere usati in caso di necessità in quanto lo Stato non può rinunciare alla sua struttura difensiva e, giova ricordarlo, l’art. 52 della Costituzione recita testualmente che “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.

Viene, inoltre, previsto che gli interessati, dopo aver preso visione degli elenchi presso il Comune d’appartenenza , possano chiedere rettifiche.