Luce anche sull’asse Gerocarne-Tropea per la compravendita di cocaina con al centro due esponenti della famiglia Idà e uno del c.d. ‘Ncinci. Le interazioni tramite criptofonini e la staffetta da Portosalvo alla Perla del Tirreno
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Gettano un fascio di luce anche sul consumo di stupefacenti nel Vibonese tra i giovanissimi e sui canali di rifornimento, le inedite dichiarazioni del collaboratore di giustizia di Briatico, Antonino Accorinti, alias “Fraguleja”. Nuovi verbali che fanno parte del compendio probatorio della Dda di Catanzaro alla base della recente operazione antimafia denominata Jerakarni e che mettono in risalto i collegamenti tra personaggi di Briatico e Tropea con soggetti appartenenti al gruppo Idà attivi tra Gerocarne e Soriano Calabro. “Posso dire che a Briatico anche i ragazzini fanno uso di cocaina – ha dichiarato il collaboratore a verbale – forse l’80% ne fa uso”. Una percentuale certamente elevata, ma che in ogni caso arriva da un soggetto – Antonino Accorinti – inserito mani e piedi nel settore degli stupefacenti atteso che – per sua stessa ammissione – faceva uso di cocaina in prima persona tanto da dover ricorrere a diverse cure mediche per disintossicarsi.
La polvere bianca, stando alle sue dichiarazioni, sarebbe stata venduta anche ai clienti di una pasticceria di Briatico il cui proprietario avrebbe girato i conoscenti allo stesso Accorinti. “Parliamo di soggetti a cui vendevo anche dieci grammi alla volta e la cocaina a volte la prendevo dagli Idà ed era di altissima qualità ed è principalmente quella la droga che spacciavo ai miei clienti”. Su Vibo Marina, invece – stando alle dichiarazioni di Accorinti – a spacciare ci avrebbe pensato Simone Melluso, esponente dell’omonimo clan di Briatico (federato agli Accorinti) di recente condannato nell’operazione Maestrale.
“Ho acquistato dagli Idà, in totale, circa 250 grammi di cocaina nel periodo che va tra aprile 2022 ed il mio arresto nell'ambito dell'operazione 'Olimpo' del gennaio 2023. Ricordo questo dettaglio perché poco prima di essere arrestato gettai la rimanenza dell’ultimo acquisto nel water. Ho avuto contezza del fatto che stessero venendo a prendermi quella notte in quanto, poco prima dell’arrivo della polizia, vidi arrivare a tutta velocità una macchina che avevo già notato nei pressi di casa mia nei giorni precedenti. Feci pertanto in tempo a gettare la cocaina ed a nascondermi nel bunker, senza farmi trovare”.
Nel verbale reso in data 12 ottobre 2023, il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti ha così riferito in merito “al considerevole quantitativo di cocaina e marijuana nella disponibilità di Marco Idà, 34 anni, e Michele Idà, 29 anni, di Ariola di Gerocarne i quali, in considerazione dell'ampia partita di narcotico, chiedevano collaborazione ad Antonio Accorinti per procacciare papabili acquirenti ai quali piazzare lo stupefacente. Accorinti, dunque – annota la Dda di Catanzaro con i pm Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci – indirizzava dagli Idà un soggetto siciliano non meglio descritto e conosciuto in carcere con il quale i gerocarnesi avviarono un fiorente narcotraffico di marijuana e cocaina, precisando che le interazioni avvenivano per il tramite di criptofonini”.
La conoscenza tra Accorinti e gli Idà
“All'incirca nel 2014 ho conosciuto Marco e Michele Idà in quanto vennero al mare giù a Briatico, dove avevano anche una casa. Da quel momento – ha dichiarato Accorinti – credo di non averli mai più visti fino all'aprile 2022, quando iniziammo a collaborare con la cocaina. Sono arrivato ad acquistare cocaina dai cugini Idà in quanto il pasticcere di Briatico mi disse che a Soriano stava circolando una cocaina di ottima qualità e che si stava rifornendo settimanalmente per il tramite di un ragazzo di Soriano che aveva un’attività di venditore ambulante e si recava a Briatico ogni giovedì per il mercato. Gli Idà avevano una grossa disponibilità sia di marijuana che di cocaina e nel periodo in cui mi rifornivo da loro mi chiedevano spesso di aiutarli a spacciare lo stupefacente. I pagamenti di queste partite di stupefacente funzionavano che pagavo la vecchia per la nuova ed il prezzo che mi facevano era di 40 euro al grammo. Io avevo iniziato a rivenderla e la piazzavo a 70/80 al grammo a dei clienti fissi”. Gli inquirenti, dal canto loro, avevano già aperto un apposito capitolo di indagine dedicato alla rete di distribuzione della droga dell'organizzazione degli Idà sull’asse Soriano-Tropea e le dichiarazioni arrivate successivamente dal collaboratore di giustizia, Antonio Accorinti, offrono un “formidabile riscontro individualizzante sui rapporti tra la consorteria degli Idà e gli Accorinti di Tropea”, famiglia diversa e distinta dagli Accorinti di Briatico. Nel verbale reso in data 12 ottobre 2023, il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti riferisce così in merito alla sua mediazione “per la cessione di mezzo chilo di cocaina da parte di Marco e Michele Idà in favore di Gerardo Accorinti, dichiarando, inoltre, di avere effettuato lui stesso sistematici approvvigionamenti di cocaina di 50 grammi per volta da Marco e Michele Idà”.
La contestazione della Dda
Anche sulla scorta di tali dichiarazioni, la Dda di Catanzaro nell’operazione Jerakarni ha elevato uno specifico capo d’imputazione nei confronti di Marco Idà, Michele Idà e Gerardo Accorinti, 42 anni, di Tropea, alias ‘Ncincio, con i due Idà che avrebbero ceduto a quest’ultimo, per la successiva rivendita al dettaglio, mezzo chilogrammo di sostanza stupefacente di tipo cocaina ad un prezzo convenuto di 15.500 euro. La contestazione è aggravata dall’essere stata commessa la compravendita tra persone appartenenti ad un gruppo criminale mafioso tra i mesi di aprile ed agosto 2023 nei territori di Soriano Calabro, Gerocarne e Tropea. Ad una fornitura di cocaina tra gli Idà e Gerardo Accorinti per il tramite di un corriere, Antonio Accorinti avrebbe preso parte personalmente con il ruolo di staffetta. “Tra la scarcerazione per l'operazione Olimpo ed il mio nuovo arresto per l'operazione 'Maestrale', mi recai a casa di Gerardo Accorinti mentre questi si trovava ai domiciliari, perché Garrì doveva acquistare dello stupefacente. In quella occasione chiesi a Gerardo Accorinti se avesse bisogno di comprare della cocaina, in quanto avevo degli amici che ne avevano grosse disponibilità. Mi chiese chi fossero ed io restai vago, dicendogli solo che si trattava di gente di Gerocarne. Facevo ovviamente riferimento a Michele e Marco Idà, i quali mi avevano chiesto di aiutarli a reperire nuovi canali di vendita”. E’ in tal modo, ad avviso della Dda, che si è aperto un nuovo canale di traffico di stupefacenti sull’asse Gerocarne-Tropea. “In mia presenza Marco e Michele Idà fecero vedere a Gerardo Accorinti il prodotto per mezzo degli apparecchi criptati e si accordarono per la consegna di mezzo chilo alla volta, con pagamento metà subito e metà entro i successivi 15 gironi. Si accordarono inoltre per aumentare i quantitativi delle consegne a ridosso dell'alta stagione, quando era prevedibile che la domanda aumentasse. Se non sbaglio, la scadenza del pagamento a 15 giorni è venuto a scadere proprio in concomitanza del mio arresto del 10 maggio, quindi l'incontro di cui sto parlando è avvenuto ad aprile 2023. Neanche io ho mai posseduto uno di questi apparecchi criptati e, per quanto ne so, gli unici che lo utilizzavano, tra tutti i soggetti attivi nel campo della droga, erano Marco e Michele Idà. Due giorni dopo questo incontro, una sera, su incarico di Marco e Michele Idà, che mi chiesero la cortesia, ho aspettato un ragazzo al quale dovevo fare da staffetta per consegnare questo mezzo chilogrammo di stupefacente a Gerardo Accorinti. Mi parcheggiai quindi a Portosalvo, al bivio, in corrispondenza della piazzola dove ci sono dei gazebi che vendono la frutta ed arrivò un ragazzo a bordo di una Panda nera a cui feci da staffetta fino all’abitazione di Gerardo Accorinti a Tropea. Una volta arrivati, lui ha smontato l'airbag della Panda, lato passeggero, ha preso lo stupefacente e mi ha consegnato la busta che ho provveduto io stesso a portare in casa di Gerardo Accorinti, il quale mi consegnò la somma di seimila euro, che poi io, a mia volta, ho consegnato a questo ragazzo, che ha riposto i soldi nello stesso nascondiglio ed è andato via. Specifico – ha concluso il collaboratore – che la somma doveva essere più alta, in quanta a 31 euro al grammo avrebbe dovuto essere la metà di 15.500 euro, ma Gerardo Accorinti mi disse che aveva avuto problemi e che la differenza gliela avrebbe fatta avere quanto prima”. Da ricordare che Michele Idà è il figlio del boss Franco Idà (quest’ultimo già condannato per mafia nel processo “Luce nei boschi” e nuovamente arrestato nell’operazione Jerakarni) e ricoprirebbe un ruolo di primo piano – ad avviso della Dda – nell’organigramma della ‘ndrina di famiglia, occupandosi della gestione della cassa comune del clan, di estorsioni, narcotraffico e la preparazione di agguati ai danni delle consorterie rivali.





